Economia Venezuela, il petrolio non basta

Come tutti sanno, al giorno d’oggi si sta assistendo ad un fenomeno pressoché mondiale: la crisi economica.

Molti paesi di tutto il pianeta attraversano un periodo di recessione senza precedenti, e sono costretti a creare debito per avere liquidità disponibili.

Le banche mondiali, infatti, elargiscono grandi capitali ai vari stati, tenendo poi sotto controllo la loro economia, in quanto una grande parte dei ricavati dei singoli paesi è destinata al pagamento degli interessi generatisi dai numerosi ed ingenti prestiti effettuati.

E’ il caso, tra i tanti, della Repubblica Bolivariana di Venezuela: il paese sudamericano versa in uno stato di crisi profonda.

I vari debiti contratti con le banche (ma anche con altri stati,i quali si sono potuti far carico dei problemi finanziari del Venezuela) costringono in una morsa terribile questo paese.

Uno dei principali segni tangibili dell’incredibile recessione del Venezuela è il valore della moneta.

La valuta del Bolivar venezuelano è ai minimi storici: si stima che questa moneta abbia perso oltre il 45% del suo valore rispetto a quello del dollaro americano, moneta, al contrario, molto stabile.

Secondo Dolar Today, un organo di informazione online clandestino, oscurato dal governo del paese, un dollaro viene scambiato per la bellezza di 2.750 bolivar, dato che si scontra fortemente con le stime dei canali ufficiali, controllati e in parte guidati dallo stesso governo del Venezuela, che parlano di un cambio di 1:660.

Il valore di questa moneta è lo specchio di una economia che fatica a decollare: il Venezuela è un paese prevalentemente agricolo (in particolare sono diffuse le coltivazioni di caffè, cacao, cotone e tabacco), anche se va registrata la presenza sul territorio di grandi industrie, specialmente nei settori chimico, metallurgico e alimentare, e soprattutto di un turismo favorito dalla vasta gamma di ambienti naturali che il Venezuela possiede.

Ma la fonte principale di ricavi per lo stato sudamericano è senza ombra di dubbio l’esportazione di petrolio. I guadagni prodotti dalla vendita legati all’andamento del prezzo del petrolio, infatti, sono molto alti, visto che il Venezuela riesce ad estrarre fino a 993 milioni di barili di petrolio all’anno.

Nonostante ciò, questa grande risorsa potrebbe non essere sufficientemente redditizia da permettere al Venezuela l’uscita dallo stato di crisi in cui grava: nonostante il paese sia tra i principali esportatori del cosiddetto “oro nero” a livello mondiale, infatti, i ricavati dal commercio di questo, secondo numerose previsioni statistiche, non sarebbe sufficiente a garantire le intere coperture finanziarie necessarie ad estinguere i debiti contratti dallo stato sudamericano.

I vertici venezuelani, dunque, tengono costantemente monitorato il valore del petrolio sui mercati azionari, auspicandone un netto rialzo.

Un valore in discesa, infatti, complicherebbe la situazione delle finanze del paese, con un conseguente rischio di default.

Un valore crescente, al contrario, porterebbe più liquidità nelle casse dello stato venezuelano.

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